L’App RadioPlayer. Quando c’erano le Radio Libere anche contro la mafia

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l’App delle radio completamente gratuita con centinaia di emittenti

Radioplayer Italia, l’App completamente gratuita con centinaia di emittenti. C’erano una volta le Radio Libere che rivoluzionarono gli anni ’70.

Radioplayer Italia.

La Radiofonia italiana in una sola App grazie a Radioplayer Italia. Una nuova applicazione che promette di rivoluzionare la fruizione radiofonica da parte degli italiani, o perlomeno di quei 44 milioni che sono affezionati radioascoltatori settimanali. Realizzata da Player Editori Radio (Per), società che raggruppa le emittenti radiofoniche italiane nazionali e locali, a seguito di un accordo con Radioplayer Worldwide (realtà già presente in 10 nazioni del mondo), Radiopalyer Italia rende semplice e immediato l’ascolto degli streaming radiofonici da un unico punto d’accesso.

Senza bisogno di registrazione né di salvare i dati personali, l’app garantisce un ascolto sicuro e fluido, al netto di nessuna interruzione pubblicitaria o commerciale se non quelle già previste dalle varie emittenti. La qualità dei contenuti è garantita dalla collaborazione di tutta la radiofonia internazionale, con tutti i broadcaster che forniscono direttamente i contenuti e i metadati associati.

“La radio si dimostra anche questa volta il mezzo più contemporaneo, capace di fare una rivoluzione culturale anche in tempo di crisi” dice Lorenzo Suraci, patron del gruppo Rtl 102.5 e presidente di Per che ha lanciato questa sfida insieme a tutti gli editori delle radio pubbliche e private italiane, nazionali e locali, compresa Rai Radio che ha fatto da capofila.

Radioplayer Italia è scaricabile sia su iOS sia su Android, e sfruttando le reti distributive (FM, DAB+ e internet), è disponibile via via su tutti i dispositivi connessi: smart-speaker come Amazon Echo, Sonos, Bose, Google Assistant. Si integra perfettamente fra gli altri con Chromecast, Airplay, Apple Watch, Android Wear. È anche compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. L’intero settore dell’automotive è coinvolto per via della collaborazione con i più importanti brand automobilistici chiamati a disegnare e sviluppare le interfacce radio di prossima generazione, accessibili attraverso cruscotti touch e comandi vocali.

Quando c’erano le Radio Libere.

In Gran Bretagna nel 1919 il Post Office (le Poste) concesse una temporanea autorizzazione alla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, che il 23 febbraio 1920 trasmise il primo regolare servizio radiofonico della storia, per due ore consecutive al giorno, per un periodo di due settimane. Dopo aver ottenuto il 16 ottobre 1920 una licenza di trasmissione ufficiale, la Westinghouse di Pittsburgh entrò in servizio a partire dal 2 novembre 1920, trasmettendo con il nome di KDKA da uno stabilimento industriale di Washington. In breve tempo, la radio si diffonde in maniera così rapida che negli Stati Uniti già nel 1922 si contano ben 187 stazioni, un pubblico in grande crescita ed un numero di ricevitori funzionanti che alla fine di quell’anno toccherà quota 750 mila. Nel 1922 viene fondata, in Gran Bretagna la più antica radio del mondo tuttora esistente: la BBC.

In Italia si dovette attendere gli anni ’70. Ma fu un fenomeno socio-politico che, come il ’68, sembrò addirittura potere cambiare la Nazione e stavolta attraverso la musica di massa via etere. Erano anni nei quali si sentiva il bisogno di una nuova comunicazione non legata a schematici tradizionalismi e che allo stesso tempo fosse anche di confronto poiché il sistema pubblico della comunicazione era rimasto ancorato alla politica dell’allora raffermo centro che iniziava a non attrarre più le nuove generazioni.

Le emittenti radiofoniche libere di quegli anni rappresentavano la voglia, la spinta interiore, la motivazione mentale, il senso di socialità, il desiderio di partecipazione, la voglia di libertà che la radio sembrava potere impersonare, tanto che quest’ultima era intesa non solo come sorgente di intrattenimento e musica, ma anche scambio di opinioni e informazione non controllata dai vari Governi.

Divenne un fenomeno talmente presente nella società italiana che pure la bacchettona Rai di quegli anni rispose a quella esigenza lanciando nel proprio palinsesto trasmissioni decisamente di rottura con la tradizionale programmazione ingessata. Trasmissioni come Bandiera Gialla, Per voi giovani, Alto gradimento, Hit-Parade, Supersonic, sono rimaste ancora vive nei ricordi degli odierni 50-60enni e più.

Le Radio libere si diffusero molto tra i giovani, soprattutto con la musica cosiddetta d’avanguardia dalla forte carica rivoluzionaria insita nel discorso musicale, nei testi e nella ricerca di sonorità e ritmi diversi. Famosi divennero Gli “Area”, “il Banco del Mutuo Soccorso”, la “Premiata Forneria Marconi” gli “Osanna” erano pane d’ascolto quotidiano, oltre alle musiche di gruppi stranieri tipo “Genesis”, “Santana”, “Pynk Floyd”,  “Who”, “Deep Purple” e poi Bob Dylan, Donovan e anche di cantautori italiani come De Andrè, Guccini, Lolli, Vecchioni, De Gregori, Finardi, Venditti.

All’epoca impazzava come un mito Radio Montecarlo (che trasmetteva dal marzo del 1966 dal principato di Monaco con impianti di onde medie per allora potentissimi). E dove era possibile riceverlo ci si sintonizzava in tutti modi con radioline di ogni genere, anche a onde corte che rimbalzando tra terra e atmosfera permettevano di ascoltare Radio straniere anche lontanissime, seppure non con buon suono, come invece si aveva in Fm (modulazione di frequenza), parola per allora quasi mitica. Altra termine leggendario era “stereo” con cui s’intendeva la musica e la voce diffusa su due canali con suoni ed effetti distinti, in contrapposizione del “mono” degli anni precedenti.

All’inizio non fu così agevole fare delle Radio libere. Infatti erano dapprima considerate sotto il profilo delle liceità delle radio pirata. Infatti all’epoca c’era il monopolio pubblico della la Rai, l’unica che in Italia potesse trasmettere radiofonia e televisive e tanto più che aveva il consenso della classe politica alla quale faceva da megafono. Le tecnologie però avevano moltiplicato le frequenze disponibili soprattutto con l’avvento della modulazione di frequenza (FM), sicché la pronuncia della Corte Costituzionale, con la quale si ritennero ormai anacronistici certi divieti nati quando le trasmissioni erano diffuse tramite esigui canali disponibili, diede il via al boom delle Radio Libere. 

In Italia infatti, fino al 1974 i privati non potevano aprire una stazione radio. La legge riservava allo Stato l’esercizio esclusivo della radiodiffusione circolare. Le uniche eccezioni, dopo la caduta del regime fascista, erano state: Radio Sardegna (1943-1952) e Radio Ferrara (durata alcuni mesi nel 1946). Si ascoltava dunque solo la radio pubblica (Radio Rai) e si guardava la televisione pubblica (Rai TV). Solo nel Nord Italia potevano essere ricevute in FM le tre emittenti estere che trasmettevano in italiano: Radio Capodistria, Radio Monte Carlo e Radio Svizzera Italiana.

Nel 1974 la Corte Costituzionale concesse ai privati la facoltà di trasmettere via cavo in ambito locale. Fu la prima storica sentenza contro il monopolio statale della Rai. La trasmissione via etere rimaneva ancora interdetta ai privati. Tuttavia sentendo che i tempi stavano cambiando, alcuni pensarono che prima o poi sarebbero state liberalizzate anche le trasmissioni via etere. Senza aspettare un successivo pronunciamento, furono aperte in alcune città italiane radio private via etere.

La Rai trasmetteva in FM dagli 87,50 ai 100,00 MHz. Tutte le radio private occuparono le frequenze superiori ai 100 MHz. Nel dicembre 1974 Radio Parma iniziò le trasmissioni sperimentali e, dal 1º gennaio 1975, iniziò i programmi regolari sulla frequenza 102 MHz. È considerata la prima radio privata italiana o, almeno, quella che trasmette continuativamente da più anni. La prima radio libera di Milano fu Radio Milano International, che si posizionò sui 101.00 MHz.

Nel 1976 arrivò una seconda, decisiva, sentenza della Corte Costituzionale (n. 202 del 28 luglio 1976), sicché venne liberalizzata la trasmissione via etere in ambito locale. Le radio libere ebbero così copertura legale e da allora poterono moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale.

Molte emittenti dimostrarono di poter competere qualitativamente con le emittenti pubbliche. La limitazione territoriale venne superata creando reti interconnesse (network) che coprirono l’intero territorio nazionale. In pochi anni l’emittenza radiofonica privata si impose non più come alternativa all’emittenza pubblica, ma come principale fucina di idee e di professionisti (disc jockey e tecnici) con capacità professionali sempre maggiori. Questo regime di concorrenza giovò anche alla stessa Rai, che si vide costretta a puntare su trasmissioni innovative e mirate che difficilmente avrebbero avuto modo di essere realizzate senza lo stimolo della concorrenza.

Ma la grande novità che incrementò il successo delle Radio Libere di quegli anni fu anche la comunicazione bidirezionale attraverso la sinergia con il telefono. La possibilità di poter chiamare in diretta il conduttore e scambiare vivavoce richieste di canzoni, ma anche dare massaggi per altri in ascolto, oppure esprimere preferenze per una canzone, o ancora raccontare delle proprie idee, esperienze e pure vicissitudini, fece delle Radio libere un riferimento socio-territoriale.

Radio Aut.

Fra le innumerevoli Radio Libere dobbiamo ricordare da siciliani “Radio Aut” che vide la luce il 25 marzo del 1970 sui 98,5 mhz in modulazione di frequenza e sulla lunghezza d’onda di m 20.10 delle onde corte, da Partinico, in provincia di Palermo.

Radio Aut trasmise solo per 27 ore in quanto bloccata da un’azione a sorpresa di Polizia e Carabinieri. Chi si fosse messo prima all’ascolto avrebbe potuto sentire “… S.O.S…S.O.S…Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occi­dentale, attraverso la radio della nuova resistenza. Qui si sta morendo…Sicilia­ni, Italiani, uomini di tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravità, assurdo, si lascia spe­gnere un’intera popolazione…”

L’appello durava circa 20 minuti ed era seguito da una serie di altri messaggi che denunciavano lo stato di abbandono e di sfascio della popolazione delle Valli del Belice colpita dal terremoto. Per certi versi non è cambiato molto in Sicilia da allora ad oggi 2020.

Un giovane, tale Peppino Impastato, rimase affascinato da quella comunicazione libera che si spargeva nell’etere, specialmente perché poteva non essere scandita da preordinate direttive politiche (e mafiose). Peppino cercò pertanto di fornirsi di un trasmettitore e di un microfono e diede vita ad una Radio Libera a Cinisi sempre in provincia di Palermo. Reperì il trasmettitore, trovò le altre attrezzature tra cui due piatti-giradischi Lenco, una piastra di registrazione Supercope, una vecchia radio per il ritorno dell’ascolto, più un mixer Davoli e microfoni e casse.

Alla fine di aprile del 1977 iniziò le prime prove di trasmissione della sua Radio Aut sulla frequenza di 98,800 mhz.

La trasmissione più note della programmazione è quelle di “Onda pazza”. Andava in onda ogni venerdì sera condotta da Peppino Impastato con accanto, ora questo ora quel compagno, a fargli da spalla. In Onda pazza Peppino oltre a non risparmiare la denunzia dei misfatti della mafia sublimava la sua capacità di satira facendo dell’ironia l’arma principale. L’assenza di altre radio che per difficoltà tecniche non erano ascoltabili nel paese, contribuì ad aumentare il numero di ascoltatori attaccati agli apparecchi radiofonici specie per la conoscenza dei personaggi sbeffeggiati.

Con la sua satira attraverso l’etere, Peppino ridicolizzata fortemente il prestigio e l’immagine dei boss, che di questo si nutrivano. Venne assassinato un anno dopo nella notte tra l’8 e il 9 maggio. Col suo cadavere venne addirittura inscenato un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Stampa, Forze dell’Ordine e Magistratura parlarono persino all’epoca di un atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto ucciso.

Dovranno passare circa dieci anni perché fosse imputato, come mandante dell’omicidio di Peppino, il boss mafioso Gaetano Badalamenti di Cinisi, accusato da un pentito, Vito Palazzolo quale esecutore di quel delitto. Erano anche anni quelli, in cui spesso i confini tra Stato e Mafia erano piuttosto labili (ad oggi non è cambiato molto).

Anche oggi forse occorrerebbe una nuova libera “Radio Aut” nazionale che sbatacchi le coscienze di tutti, dallo scranno più alto all’ultimo sgabello per farci usciere da questa evidente generalizzata zombizzazione psico-socio-etica-culturale.

Sebastiano Adduso

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