La pescatrice di uomini che getta la sua rete

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Nel nostro immaginario culturale si pensa all’uomo come ad un casanova. Ma esiste anche la pescatrice di uomini che getta la sua rete.

Non si tratta di donne che cercano unicamente sesso, anzi a volte quest’ultimo è persino marginale, o quanto meno non lo cercano solitamente nelle loro prede. Da queste infattti vogliono soprattutto il loro assoggettamento emotivo.

Ciò in quanto si tratta di un tipo di donna che, di solito, ha anche in modo connaturato la capacità di rappresentare oltre ogni misura l’immaginario stereotipato – o istintivo – che desidera pressoché ogni maschio, quindi la dolcezza, la disponibilità, una certa movenza, avvenenza, bellezza, floridezza, prosperosità, nonché ammiccamenti, con cui riesce a dare al maschio ‘’scimmione alfa’’ la sensazione di stare padroneggiando la femmina, senza rendersi conto quest’ultimo di essere invece caduto in una rete insieme a tanti altri “pesci” come lui.

La pescatrice fa pertanto anche credere al “pesce” e senza necessariamente usare grandi parole, che prova ammirazione, sensazioni e sentimenti, persino spirituali o analoghi, ma di cui invece non ha alcuna sensibile percezione, come d’altra parte qualsiasi predatore in caccia. Si presenta con gli occhi lucidi e uno sguardo aperto come fosse eccitata dall’uomo che, di contro, non capisce di essere stato semplicemente catturato.

Infatti, c’è in questo genere di donna come una seconda personalità celata, oscura, atavica, che velandosi dietro un sorriso, un bacio, una carezza, delle soavi parole, getta come una rete nella quale cerca di prendere più pesci possibili, scartando, quasi con cinismo predatorio, quelli che non fanno al suo caso.

Oppure semplicemente tenendo qualcuno di questi ultimi con il sesso, se le piace, mentre gli altri, quelli che le occorrono per spolparli cerebralmente (e non solo), li tiene come in uno stato di allucinazione, di limbo, dando loro quel tanto che basta per usarli per farsi mantenere, avere dei favori e ritorni, specialmente materiali.

La sua forza inibitrice congenita è tale che non lascia mai le sue vittime e neanche i suoi amanti. Riesce invece a tenere con tutti un cordone ombelicale psichico, così tirandolo quando le serve qualcosa. E non è detto neppure che ci sia una strategia razionale dietro tutto questo. Se si dovesse immaginare qualcosa di analogo in Natura, viene in mente l’orca che stacca le pinne alle sue prede affinché rimangano comunque vive senza poter più fuggire dalla sua dispensa sottomarina.

E la reazione, quasi isterica, di molti uomini che si trovano ad essere così soggiogati mentalmente, è pure quella di porsi in silente competizione l’uno con l’altro, o a volte persino a sopportarsi reciprocamente in modo civile per cercare d’ingraziarsi la pescatrice che ai loro occhi appare come una creatura celeste.

Un altro sintomo, peggiore, è la nevrosi spesso scaricata sulle rispettive mogli o compagne oppure fidanzate, o persino su altre donne o anche persone vicine, il tutto conseguente allo stato di frustrazione e dipendenza che gli uomini in questo genere di situazione sviluppano. Un po’ come un alcolizzato che però non riesce o non vuole accorgersi di esserlo. E spesso guai a chi semplicemente glielo fa notare, come solitamente farebbe chi gli vuole bene.

Sebastiano Adduso

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