La Commissione del Senato annulla il taglio dei vitalizi

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Nella Commissione contenziosa del Senato avrebbero votato per l’annullamento tre membri

Nella Commissione contenziosa del Senato avrebbero votato per l’annullamento tre membri di cui uno di Forza Italia più due ex magistrati.

Nella tarda serata di ieri, la ‘Commissione contenziosa del Senato’ ha accolto i ricorsi sul taglio dei vitalizi presentati da ex parlamentari. In pratica che è stata annullata la delibera dell’Ufficio di Presidenza di Palazzo Madama che ricalcolava col sistema contributivo l’assegno per gli ex senatori.

La Lega sostiene di essere stata l’unica in Commissione a votare contro lo stop al taglio dei vitalizi. Si desume che a favore abbiano quindi votato Caliendo e i due non parlamentari.

Tre pertanto i voti a favore e due i contrari dei senatori della Lega, Simone Pillon e Alessandra Riccardi (quest’ultimo aveva recentemente lasciato il Movimento 5 stelle).

La Commissione contenziosa del Senato è composta da 5 membri. Il Presidente è Giacomo Caliendo (Forza Italia). I componenti sono i senatori Simone Pillon (Lega) e Alessandra Riccardi (ex M5s ora Lega). Ci sono anche due membri non senatori, nominati dal Presidente del Senato (quest’ultima è Maria Elisabetta Alberti Casellati eletta il 24 marzo 2018 proveniente dalle file di Forza Italia)  e scelti tra magistrati a riposo delle supreme magistrature ordinaria e amministrative, professori ordinari di università in materie giuridiche, anche a riposo, e avvocati dopo venti anni d’esercizio.

Palazzo Madama [e per esso i (buoi)contribuenti italiani attraverso l’estorsione fiscale] dovrebbe ora anche restituire quanto tolto a ottobre 2018, quando il taglio dei vitalizi fu approvato su forte spinta del Movimento 5 Stelle.

E proprio Luigi Di Maio esponente di primo piano del M5S e attuale Ministro degli Esteri, ha detto su Fb in merito al tale vicenda “Chi pensa di gioire allora non ha capito nulla. Se ci sono interessi da tutelare sono solo quelli dei cittadini italiani che hanno sofferto per mesi gli effetti di questa pandemia. Abbiamo già abolito i vitalizi e non abbiamo alcuna intenzione di ripristinarli”

“A volte ritornano. Il mondo aspettava che l’italia tornasse ad accapigliarsi sui vitalizi” scrive su twitter Paolo Gentiloni del Pc e Componente la Commissario Ue.

“Al Senato, sui #vitalizi c’è chi vuole riattivare un meccanismo che toglie al Paese per dare ai soliti noti. In piena crisi. Spero solo che chi diceva che si sarebbe astenuto, oggi lo abbia fatto davvero. Altrimenti sarebbe grave. Alla #Camera andiamo avanti col taglio” ha commentato su Twitter il deputato questore M5S Francesco D’Uva dei Cinque Stelle.

“Questo è frutto del ‘coraggio’ di guardare solo a se stessi. In un tempo tra i più bui che il nostro Paese si trova ad attraversare, ci sono “Onorevoli” che pensano solo al loro tornaconto. Mi resta lo schifo per questi Dracula ma troveremo altre strade. Non si possono dare migliaia di euro per qualche giorno in Parlamento. È incivile” scrive su Facebook la senatrice Barbara Lezzi del M5s.

“Niente da fare, per certi partiti politici i vitalizi sono come la cocaina: una droga! Sono dipendenti dal privilegio ai danni della gente. Pensate se non ci fosse il M5S, forse avrebbero sottratto i soldi destinati all’emergenza covid19 per reintrodurli e aumentarli? Roba da matti!” twitta Carlo Sibilia dei Cinque Stelle e Sottosegretario all’Interno.

Scrive su Twitter Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd “È stato ripristinato lo Stato di diritto. La delibera – spiega l’ex parlamentare Maurizio Paniz che rappresenta 300 ex senatori e 700 ex deputati – è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera. In primo luogo non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era; in secondo luogo non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera; in terzo luogo non deve riguardare una sola categoria ma deve essere ‘erga omnes”, mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari; in quarto luogo deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’86% degli importi; infine deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente. “.

“VERGOGNA ASSOLUTA!” scrive sulla propria pagina Fb Dino Giarrusso del M5S e deputato europeo “ In piena emergenza economica, mentre tutta Italia fa sacrifici e il governo di Giuseppe Conte cerca in ogni modo di trovare i soldi per aiutare gli italiani a superare i danni del Coronavirus e ripartire, LA CASTA DEI DISONESTI VUOLE RIPRENDERSI UN ODIOSO, INACCETTABILE PRIVILEGIO. È una VERGOGNA, uno SCHIAFFO IN PIENA FACCIA A TUTTI GLI ITALIANI, è il puzzolente tentativo, da parte di una classe partitica MARCIA E PARASSITARIA di azzerare una delle riforme più GIUSTE tra quelle volute dal Movimento Cinquestelle: il taglio dei vitalizi immeritati. La CASTA NON SI ARRENDE, la CASTA DEI PARTITI RIVUOLE I VITALIZI, È ASSETATA DI SOLDI PUBBLICI PER I PROPRI PRIVILEGI, dopo aver TAGLIATO LE PENSIONI e schiacciato i conti pubblici facendo debiti spaventosi che limitano da anni la possibilità di crescita e sviluppo. NOI NON CI ARRENDEREMO, NON MOLLEREMO, e SFIDEREMO ANCORA QUESTI PRIVILEGIATI SENZA SCRUPOLI per difendere gli italiani per bene, i lavoratori, i disoccupati, padri e madri di famiglia che fanno sacrifici tutti i giorni e non meritano una simile beffa. Sono incazzato e deluso come mai mi era capitato da quando ho scelto di impegnarmi direttamente in politica. QUESTA ARROGANZA NON RESTERÀ IMPUNITA”.

Qualche informazione specifica sulla commissione e il rispettivo forzoso potere:

La Commissione contenziosa – prevista dall’art. 72 del Testo unico delle norme regolamentari dell’Amministrazione riguardanti il personale del Senato della Repubblica – decide: a) sui ricorsi presentati dai dipendenti del Senato, in servizio o in quiescenza, contro gli atti e i provvedimenti dell’Amministrazione, nonché sui ricorsi contro le procedure di reclutamento del personale; b) sui ricorsi presentati avverso gli atti e i provvedimenti amministrativi adottati dal Senato, non concernenti l’ambito sub a). Il ricorso è ammesso per la tutela di diritti ed interessi legittimi e solo per motivi di legittimità. La Commissione è nominata all’inizio di ogni legislatura con decreto del Presidente del Senato ed è composta di tre senatori, nonché: – per l’ambito di cui alla lettera a), di un Consigliere parlamentare ed un dipendente scelto dal Presidente del Senato su una terna eletta da tutti i dipendenti di ruolo; – per l’ambito di cui alla lettera b), di due membri, nominati anch’essi dal Presidente del Senato, scelti tra magistrati a riposo delle supreme magistrature ordinaria e amministrative, professori ordinari di universita’ in materie giuridiche, anche a riposo, e avvocati dopo venti anni d’esercizio.  I tre senatori sono nominati dal Presidente del Senato tra i senatori in carica esperti in materie giuridiche, amministrative e del lavoro, che abbiano uno dei seguenti requisiti: – magistrato, anche a riposo, delle magistrature ordinaria e amministrative; – professore ordinario o associato d’universita’ in materie giuridiche, anche a riposo; – avvocato dello Stato, anche a riposo; – avvocato del libero foro. La Commissione in composizione comprensiva di tutti i sette membri elegge il Presidente ed il Vice Presidente, scegliendoli fra i senatori. Insieme ai membri effettivi sono nominati membri supplenti, prescelti con le medesime modalità dei titolari. I componenti durano in carica tutta la legislatura; essi non sono immediatamente confermabili salvo i componenti supplenti che non siano stati mai chiamati a prendere parte – nella legislatura cessata – alle riunioni del Consiglio. L’incarico è incompatibile con quello di membro del Consiglio di Presidenza, del Consiglio di garanzia e del Consiglio di disciplina.

L’istituto dell’autodichia è una potestà che consente alle Camere, come ad altri organi costituzionali, di far giudicare le cause che le oppongono ai loro dipendenti a Giudici individuati al proprio interno. Sicché Camera e Senato decidono in autonomia quali regole applicare al loro interno, dai contratti dei collaboratori agli appalti, fino alla decisione sugli ingressi nei Palazzi.

L’Italia è uno dei pochi paesi che continua a tenere in piedi questo imperscrutabile sistema. Di fatto le istituzioni che applicano l’autodichia somigliano a delle regge onnipotenti, come ad esempio il cerimoniale delle Camere che consente ai Presidenti di avere uno stuolo di commessi a proprio seguito e qualcosa di simile vale per i Segretari generali. Sono norme di cui non si capisce il senso democratico se non solo quello di volere la politica mantenere il proprio status per potere estendersi forzosamente come una organizzazione in ogni dettaglio della propria vita pubblico-sociale.

In sostanza un principio giuridico a garanzia dell’indipendenza degli Organi costituzionali è stato trasformato in uno strumento di privilegio, dove chi produce le leggi è dispensato dal rispettarle, autogiudicandosi e sottraendosi alla legge ordinaria e a qualunque forma di controllo esterno, dalla Magistratura alla Corte dei Conti. Ed è bene ricordare che le Forze dell’ordine, Guardia di Finanza compresa, non possono entrare nei Palazzi parlamentari, a meno che non ci sia una richiesta espressa, sottoposta al Presidente del ramo del Parlamento interessato e che l’Ufficio di Presidenza deliberi sul punto: questo, ovviamente, non consente né l’effetto sorpresa né un’azione in tempi rapidi, soprattutto quando il Presidente dovesse ritenere necessaria una delibera dell’Ufficio di Presidenza sul punto.

L’articolo 64 della Costituzione si limitava a prevedere l’adozione di un regolamento interno per ciascuna Camera. Su questa disposizione, nel tempo, ci sono state varie interpretazioni giuridiche (a evidente convenienza come sempre e come al solito da sempre in Italia). In 73 anni di vita repubblicana l’istituto è stato applicato, esteso e piegato agli interessi della casta politica. Da principio di garanzia dell’Organo parlamentare, l’autodichia è divenuta uno strumento di privilegio per chi ne fa parte.

L’opinione.

La Commissione contenzioso del Senato appare come una sorta di autoreferente Tribunale politico che decide sulla propria medesima organizzazione e struttura. Un po’ come la Magistratura anche attraverso il Csm (e la parallela associazione Anm) che determina sulla rispettiva corporazione. Ma anche come le commissioni all’interno degli Organi professionali (altro ‘sistema’ che andrebbe abolito) che decidono dei propri facenti parte.

Come dire che in Italia, parecchi, invece che esseri umani, si reputano convenientemente degli inviati di un Creatore e quindi al di sopra dei ‘peccati capitali’ (ira, avarizia, invidia, superbia, gola, accidia, lussuria) come se questi ultimi fossero solo caratteristica della gente comune.

Retaggi etici, di tuta evidenza solo opportunistici e anacronistici, di quando il sole girava intorno alla Terra, così da potersi arrogantemente identificare ad immagine e somiglianza e alcuni persino di più. La scienza moderna ci dice al contrario che siamo tutti ‘figli di un’unica Eva’ e originariamente dei primati-umani (scimmioni intelligenti).

Sarebbe quindi ora, specialmente nel mondo politico e giuridico, che i troppi altezzosi e sprezzanti, scendano dai loro cinici quanto retorici piedistalli. C’è un limite sopportabile anche al prevaricante delirio, della Politica e del Diritto che, così continuando, stanno unicamente allontanando la percezione popolare di ‘Democrazia’ intesa quale raggiungimento di fini e interessi condivisi.

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