Finanziamento al M5s. Pioggia di smentite, anche di Davide Casaleggio

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Finanziamento al M5s. Pioggia di Smentite, Anche di Davide Casaleggio

O è un terremoto politico, oppure è una grave calunnia e diffamazione quella di ieri verso il M5S. Opportuno che la Magistratura accerti.

Com’è stato ampiamento riportato da tutti gli Organi d’Informazione e anche stamani da giornali nazionali, il quotidiano spagnolo ABC (si apprende di estrazione di destra) ha pubblica ieri in prima pagina una notizia particolarmente esplodente. Secondo quel giornale, notoriamente di destra, il governo venezuelano di Hugo Chavez avrebbe finanziato il M5S di Beppe Grillo nell’estate del 2010 con un contributo in nero da tre milioni e mezzo di euro. A prova di tale deflagrante articolo, il giornale spagnolo ha prodotto in particolare un documento classificato come segreto dalla direzione generale dell’intelligence militare del Venezuela e a al quale ABC ha avuto accesso.

Ne abbiamo ampiamente parlato nell’articolo di ieri mattina “Giugno 15, 2020 Chavez avrebbe finanziato nel 2010 tre milioni e mezzo di euro al M5S ? ”Nello stesso avevamo già riportato pure ampie smentite del fatto.

Nel pomeriggio di ieri è arrivata anche la smentita di Davide Casaleggio, figlio del fondatore insieme a Beppe Grillo del M5S, Gianroberto scomparso nel 2016 «Io non so perchè i giornali italiani non approfondiscano minimamente la notizia scoprendo, ad esempio, che se ne parlò anche negli anni scorsi, ma finì nel nulla come tutte le fake news. Io non so perché dopo dieci anni da un fatto mai accaduto se ne parli proprio oggi. Io non so perchè si tolleri il fango su persone che non ci sono più. Io non so perchè i direttori dei giornali italiani pubblichino fango in prima pagina solo per qualche click. I trenta denari moderni sono i click sul proprio articolo. Non è più importante se è vera o falsa, l’importante è che faccia traffico. Ma ci sono alcune cose che so. Il MoVimento 5 stelle è sempre stato finanziato in modo trasparente e siamo gli unici ad aver reso pubblici tutti i bilanci, anche di dettaglio, prima ancora che fosse la legge a richiederlo. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai ricevuto finanziamenti occulti. Il Governo attuale venezuelano ha smentito la fake news. Mio padre non è mai andato in Venezuela. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici. Il MoVimento riesce a sostenersi in modo così snello perché ha una nuova impostazione completamente digitale. Chiunque sia interessato ai dettagli dei costi li può trovare in una presentazione di 60 slide illustrata pubblicamente in un evento aperto a tutti con 3mila partecipanti la settimana scorsa.  Il MoVimento 5 Stelle spende 10 volte in meno delle altre forze politiche e al posto dei debiti di decine di milioni di euro che hanno i partiti (es. 99 milioni di Forza Italia, seguito dalla Lega con 19 milioni), ha invece restituito 107 milioni allo Stato con i tagli degli stipendi e le rinunce ai finanziamenti pubblici. Se mio padre o Beppe avessero voluto soldi li avrebbero potuti ricevere anche legalmente accettando non 3, ma 42 milioni di euro che il MoVimento 5 Stelle era titolato a ricevere dopo le elezioni del 2013. Ma non lo fecero, perchè non sono mai stati i soldi il motore di questo movimento. Sono sempre state la passione e le idee a trainare il MoVimento. Chiunque abbia conosciuto mio padre sa che il suo più grande lusso fu quello di passare dal vivere in un bilocale a Milano a un appartamento con una camera aggiuntiva quando nacque il mio fratellino. Quello che hanno fatto a mio padre in vita è incredibile, forse un giorno avrò anche il tempo di raccontarlo. Ma credo che un video che mi hanno inoltrato pochi giorni fa possa essere una buona sintesi. Non pensavo in realtà che il “giornalista” avrebbe mai avuto il coraggio di pubblicarlo, ma visto che a 4 anni dalla morte di mio padre ha deciso di rendere visibile un video dell’ultimo giorno in cui mio padre uscì di casa sulle sue gambe penso sia giusto che tutti sappiano. Quel giorno andai a prenderlo a casa per portarlo in ufficio dove volle andare fino all’ultimo. Davanti al portone trovammo due persone che si qualificarono come giornalisti freelance per conto delle Iene. Nonostante l’evidente difficoltà a reggersi in piedi di mio padre fecero comunque il loro “servizio” aggressivo basato ora come allora sul nulla.  Dopo quel giorno mio padre vide solo la sua camera d’ospedale. Se fino a quando era vivo ha avuto modo di difendersi da solo, ora che non c’è più non permetterò che si infanghi in alcun modo il suo nome».

Da quanto si è potuto apprendere questa storia del finanziamento al M5S gira da anni e in ultimo nel 2016. Sorprende pertanto che nonostante la gravità, non solo politica, ma anche e soprattutto penale, non ci sia stato ancora un esposto affinché la Magistratura accertasse i fatti e gli atti.

Seppure al riguardo il quotidiano ABC spagnolo ha ieri ribadito la fondatezza della questione verso il M5S “Sono molto contento della vasta eco che questa nostra notizia sta avendo in Italia” ha commentato il vicedirettore di Abc, per nulla spaventato dai risvolti di questa storia, confermando quindi la linea di Marcos Garcia Rey, autore dell’inchiesta “È normale che le persone interessate delle informazioni si difendano, ma io sono tranquillo. Il mio lavoro è verificato da più fonti e non ho mai pubblicato alcun articolo basato su notizie false”.

Qui però c’è di tutta evidenza all’indirizzo del M5S una ipotesi di accusa (oppure all’inverso, di calunnia e diffamazione aggravata a mezzo stampa) per “illecito finanziamento ai partiti”. Va aggiunto pure che in atto il M5S è al Governo nazionale, mentre l’Opposizione è rappresentata dalla destra (analoga ideologicamente a quella a cui sarebbe vicino il giornale spagnolo). Occorre pertanto capire approfonditamente questa attuale vicenda, nell’interesse anche nazionale. E questo lo può fare solo la Magistratura che ne ha la forzosa facoltà.

Il Governo Letta aveva abolito il finanziamento pubblico ai partiti attraverso il decreto legge 47/2013, convertito dalla legge 13/2014. La normativa ha tolto anche i rimborsi elettorali che avevano sostituito il finanziamento ai partiti, già eliminato con il referendum dei Radicali del 1993. É stato un passaggio graduale: il pagamento dei rimborsi elettorali è infatti proseguito fino al 2016. Sono rimaste forme di finanziamento indiretto. Per esempio, in base ai regolamenti di Camera e Senato, i gruppi parlamentari ricevono contributi per finanziare le loro attività istituzionali. Si tratta di fondi che provengono dal bilancio di Camera e Senato, cofinanziati con soldi pubblici. Per capire di che cifre si parla, nel 2019 la Camera darà ai gruppi parlamentari circa 31 milioni di euro e il Senato poco più di 22 milioni di euro. Ci sono poi le donazioni private, le cosiddette “erogazioni liberali”. Si tratta di somme in parte detraibili fino a 30mila euro. Le cifre non possono, però, superare i 100mila euro. Il taglio ai fondi pubblici destinati ai partiti, ha creato la nascita di fondazioni collegate a politici o partiti. La legge spazza-corrotti ha equiparato ai partiti le fondazioni legate a forze politiche. Ma comunque stiamo parlando di somme dichiarate.

Una sentenza (TRIBUNALE DI VENEZIA, SEZ. II PENALE, 21 FEBBRAIO 2018 UD. 14 SETTEMBRE 2017, N. 1468) sul Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, un’opera di geoingegneria, tuttora in fase di realizzazione, volto alla difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte di Venezia) ha visto condannare anche un sindaco. Il Tribunale ha infatti applicato il reato di illecito finanziamento ai partiti, nella fattispecie appunto ad un candidato sindaco, portando ad argomentazione l’art. 71 comma 9 del T.U.E.L. che conferisce al candidato sindaco anche un seggio nel consiglio comunale e che quindi lo stesso sarebbe anche candidato alla carica di consigliere comunale. In sostanza, in caso di esiti elettorali non favorevoli ad un candidato sindaco, lo stesso siederebbe, come in una sorta di “premio di consolazione”, nel consiglio comunale. Sarebbe quindi applicabile, secondo tale ragionamento, la fattispecie di illecito finanziamento ai partiti anche ai candidati sindaci).

La Cassazione, con sentenza 24158/2018, si è pronunciata su un caso che ha ad oggetto accuse di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti politici, nei confronti di alcuni consiglieri regionali, in relazione all’utilizzo da parte di costoro di contributi erogati dall’ente territoriale in favore dei gruppi che componevano il Consiglio Regionale. In relazione alle accuse di finanziamento illecito ai partiti, la Consulta afferma che, nella specie, le condotte ipotizzate integrano una violazione della l. 195/74, in quanto hanno comportato l’utilizzo di denaro pubblico stanziato dal Consiglio regionale – che è organo della P.A. – a scopo di finanziamento diretto o indiretto del partito di riferimento dei Gruppi. Infatti, il reato in questione può essere commesso tanto con erogazioni di denaro in favore dei partiti (e in tal caso si parla di operazione diretta), quanto con operazioni indirette, che, cioè, comunque comportino l’accrescimento del patrimonio di tali organismi, come per esempio attraverso rinunzie o remissioni di debito. Il patrimonio di un partito, infatti, può essere arricchito “sia dall’afflusso di nuovo denaro, sia da atti abdicativi a diritti di credito, in quanto tali atti rendono disponibili per altri impieghi proprio quelle risorse che altrimenti avrebbero dovuto essere assorbite dall’adempimento dei debiti assunti”.

È da ritenersi dunque opportuno che la Magistratura indaghi in questa vicenda per accertare gli atti, i fatti e la verità. Se di calunnia e diffamazione si dovesse trattare, sarebbe stata indirizzata implicitamente anche nei confronti dell’immagine di tutta la Nazione, poiché proveniente da una Stampa straniera. Al contrario, subire passivamente non fa altro che avvalorare quanto formulato dal giornale spagnolo e da chiunque altro analogamente.

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