Domani 14 aprile 2020 si riparte parzialmente nonostante ancora la Covid-19

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Domani 14 aprile 2020 si riparte parzialmente

Domani 14 aprile 2020 si prova parzialmente a ripartire seppure con la paura per l’ancora presente dell’epidemia causata dal Sars-Cov-2.

Domani 14 aprile 2020, come annunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si prova parzialmente a riprendere alcune attività economiche. Il Presidente del Consiglio ha emana un nuovo Dpcm-10 aprile 2020-GU Serie Generale n.97 del 11-04-2020, con cui vengono prorogate fino al 3 maggio le misure restrittive sin qui adottate per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Con il nuovo Dpcm, a partire dal 14 aprile, sarà inoltre consentita l’apertura delle cartolerie, delle librerie e dei negozi di vestiti per bambini e neonati e vengono inserite tra le attività produttive consentite la silvicoltura e l’industria del legno.

Sono confermati però tutti i limiti agli spostamenti, restano chiuse le scuole e le università, non ripartono le attività produttive ritenute non essenziali. Inoltre, alcune regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Campania e il Veneto si sono avvalse della facoltà di emettere ordinanze ancora più restrittive di quelle dello Stato, pur con alcune deroghe e nuove regole per le attività aperte, con l’obbligo di mascherine per i dipendenti e prodotti per disinfettare le mani vicino alle casse o anche alle tastiere dei bancomat.

Per quanto riguarda la c.d “fase 2”, il Presidente ha dichiarato che il Governo è già al lavoro per far ripartire il sistema produttivo attraverso un programma articolato che poggia su due pilastri: l’istituzione di un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il Comitato, guidato da Vittorio Colao e composto da esperti in materia economica e sociale, avrà il compito, di concerto con il Comitato tecnico-scientifico, di elaborare le misure necessarie per una ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali, che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza..

Questa di domani pertanto non è la cosiddetta “fase due” per il contenimento del Coronavirus, la quale dovrebbe iniziare il 4 maggio, bensì uno stadio intermedio con una parziale riapertura delle attività e nuove regole da rispettare.

Per le aziende che non possono lavorare è consentita “la spedizione della merce in giacenza, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione” e con comunicazione al Prefetto si può spedire oppure accettare la ricezione in magazzino di beni e forniture.

“Una decisione difficile ma una decisione necessaria – ha detto il Presidente Conte in conferenza stampa – di cui naturalmente mi assumo tutta la responsabilità politica. E’ una decisione che ho assunto dopo diversi incontri tenuti con la squadra dei Ministri, con gli esperti del nostro comitato tecnico-scientifico, con le Regioni, le Province e i Comuni, con i sindacati, il mondo delle imprese, dell’industria, con le associazioni di categoria”.

“Il comitato tecnico-scientifico ci ha dato una conferma – ha aggiunto il Presidente del Consiglio dei Ministri – i segnali della curva epidemiologica sono incoraggianti. Ci sono evidenti indicazioni che le misure di contenimento sin qui adottate dal Governo stanno dando dei frutti, ma proprio per questo non possiamo vanificare gli sforzi fin qui compiuti”. “Dobbiamo compiere questo ulteriore sforzo. Dobbiamo continuare a rispettare le regole anche in questi giorni di festa. Dobbiamo continuare a mantenere le distanze sociali”.

“Vi chiedo di comprendere il momento, non è facile, non abbiamo un Paese predisposto, una tale emergenza nessuno al mondo la immaginava. È un’emergenza che riguarda tutto il pianeta. Dobbiamo lavorare per erogare risorse ai cittadini in sofferenza, preservare il tessuto produttivo e sociale e snellire i processi burocratici per una piena ripartenza” sono state le parole con cui Conte ha chiuso la conferenza stampa.

Chi riapre negozi e aziende dovrà seguire le seguenti regole: distanziamento; pulizia due volte al giorno; areazione naturale e ricambio d’aria; disponibilità e accessibilità ai sistemi per la disinfezione delle mani accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento; mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque dove non si può garantire il distanziamento; uso dei guanti “usa e getta” nelle attività di acquisto di alimenti e bevande. Gli accessi andranno scaglionati secondo le seguenti modalità: ampliamenti delle fasce orarie; per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; per locali di dimensioni superiori l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando dove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. Vanno predisposte informazioni per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata

Nel Dpcm del 10 aprile sono reiterate e allargate le misure igienico-sanitarie: lavarsi spesso le mani (in tutti i locali pubblici, a partire da farmacie e supermercati, dovranno esserci soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani); evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; evitare abbracci e strette di mano; mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro; praticare l’igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie); evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva; non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce; non prendere farmaci antivirali e antibiotici se non prescritti dal medico; pulire le superfici.

Chi vive all’estero può tornare in Italia per tre giorni prorogabili per altri due. Per farlo, in base al decreto di ieri firmato da Conte, deve consegnare l’autocertificazione al momento di iniziare il viaggio dall’estero. Allo scadere dei cinque giorni, poi, se non può fare ritorno dallo Stato da cui è partito deve entrare in quarantena. Prescrive infatti il Dpcm del 10 aprile “Esclusivamente per comprovate esigenze lavorative — recita il testo — e per un periodo non superiore a 72 ore, salvo motivata proroga per specifiche esigenze di ulteriori 48 ore, chiunque intende fare ingresso nel territorio nazionale”.

In Lombardia, Il governatore Attilio Fontana ha deciso di non consentire la riapertura di librerie e cartolerie “perché sono generi che possono essere venduti già da tempo nei supermercati”. La grande distribuzione può effettuare anche la vendita di fiori. È stato invece consentito “con le consuete regole relative a igiene e distanziamento, i negozi per la vendita di articoli per neonati e bambini”. Regole più rigide anche in Piemonte. Infatti è stato deciso di non consentire la riapertura di librerie e cartolerie. «L’attuale ordinanza – viene specificato in una nota che riguarda il provvedimento firmato dal governatore Alberto Cirio – prevede che gli articoli di cancelleria possano essere venduti solo negli esercizi commerciali già aperti, lo stesso vale per i libri». In Emilia-Romagna, Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha firmato ieri il provvedimento che proroga tutte le misure restrittive fino al 3 maggio 2020 e ha deciso di emanare norme ad hoc per le province di Piacenza e Rimini, al capoluogo di Medicina e alla frazione di Ganzanigo, dove “a differenza di quanto sancito dal Decreto della Presidenza del Consiglio del 10 aprile, restano sospese le attività di commercio al dettaglio di carta, cartone e articoli di cartoleria, di libri, di vestiti per bambini e neonati. Il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha seguito le indicazioni del governo specificando però che «nelle librerie si potrà entrare soltanto indossando guanti e mascherine». E poi ha dichiarato «zona rossa» il Comune di Celleno, in provincia di Viterbo. In Veneto c’è una posizione molto diversa e quasi provocatoria rispetto alle decisioni del Governo. Il Presidente della Regione Luca Zaia, ha detto che “dopo il Dpcm si va a conclamare che il lockdown non esiste più, parlare di misure restrittive non ha più senso”. Zaia ha già rivolto un appello agli imprenditori “Se non potete garantire la sicurezza dei vostri lavoratori fornendo loro i dispositivi di protezione, come mascherine e guanti, non aprite”. Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca conferma la linea dura e aumenta le sanzioni per i divieti di spostamento «da 400 a 4 mila euro» mentre nel resto d’Italia sono da 400 a 3mila euro. Vieta fino al 14 aprile 2020 la produzione di dolci e così dispone la chiusura delle pasticcerie anche per quanto riguarda l’attività non aperta al pubblico.

In Sicilia il Presidente della Regione Nello Musumeci ha emanato una nuova ”Ordinanza contingibile e urgente n. 15 dello 08.04.2020” che entrerà in vigore dalla mezzanotte di oggi fino al 3 maggio e che di fatto proroga in Sicilia misure più restrittive recependo alcune disposizioni previste dall’ultimo Dpcm sull’emergenza coronavirus, come ad esempio la riapertura di cartolibrerie. Il Governatore conferma dunque chiusura dei negozi di generi alimentari la domenica e nei giorni festivi (come avvenuto per Pasqua e pasquetta), il divieto di attività motoria e di passeggiate con i figli anche nei pressi della propria abitazione e ribadisce l’obbligo soft della mascherina.

“Negli esercizi commerciali di vendita e distribuzione di generi alimentari, anche all’aperto – si legge nell’ordinanza – gli operatori sono tenuti all’uso di mascherina, all’utilizzo di guanti monouso o, in alternativa, al frequente lavaggio delle mani con detergente disinfettante”. Inoltre, nei luoghi dove “non è possibile mantenere la distanza di 1 metro tra persone, è fatto obbligo a ciascuno di coprire naso e bocca con una mascherina o con altro adeguato accessorio”.

Sebastiano Adduso

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