Coronavirus. Cercava droga, aveva scritto sull’autocertificazione

0

Il cittadino almeno è stato onesto scrivendo sull’autocertificazione che cercava droga. Prostituzione e droga i due endemici tabù italiani.

Aveva regolarmente compilato il modulo dell’autocertificazione specificando, nel motivo, di dover acquistare droga, e poi è uscito in cerca della dose. È accaduto la sera di mercoledì scorso a Firenze, dove un 33enne era in auto ed è stato fermato dai poliziotti in via Centostelle, nella zona residenziale vicina allo stadio Franchi, nell’ambito dei servizi previsti per verificare il rispetto del DPCM (Decreto Presidenziale del Consiglio dei Ministri) dell’8 marzo e successivi, varato per fronteggiare l’epidemia di coronavirus.

Si trovava in auto, ferma in doppia fila. Quando gli agenti della squadra volante gli hanno chiesto cosa stesse facendo, ha esibito l’autocertificazione nella quale dichiarava di trovarsi in quella via per cercare droga poiché sapeva che lì si trovano sempre spacciatori. Nei suoi confronti è scattata la denuncia, che prevede l’arresto fino a 3 mesi o un’ammenda da 206 euro.

Non rientrando questa esigenza personale tra i motivi giustificativi, previsti dal DPCM, che consentono ai cittadini di uscire di casa in questo periodo di contrasto alla diffusione del Coronavirus Sars-cov-2, nei suoi confronti è scattata la denuncia che prevede l’arresto fino a 3 mesi o un’ammenda da 206 euro, che attenzione non è una multa ma una condanna penale che va impugnata con l’avvocato altrimenti è riportata sul rispettivo certificato.

Su questo problema, di chi fa uso di droghe, nonché pure di chi va a prostitute, conduco una personale campagna di sensibilizzazione e in ogni occasione in cui per motivi di cronaca affronto questi argomenti.

E rimanendo sul tema, purtroppo attuale della Covid-19, scrivevo in tempi non sospetti – seppure da profano ma con esperienza in trincea diretta e implicita, quando pure non eravamo neppure arrivati in Italia a tali livelli di emergenza da doversi persino sospendere le (sacre) libertà individuali – chiedendomi se tanto sparso contagio, come altre malattie, potesse anche essere la conseguenza di molti che se ne vanno in giro la sera: cercando “fumo” senza neppure domandarsi se ciò che acquistano, ineluttabilmente allo spaccio, possa essere stato contaminato; oppure in cerca di prostitute non ponendosi neanche se colei (o anche colui) che a pagamento gli ansima sotto, costretta dalla necessità, assoggettata e oppressa dalla criminalità, possa essere a sua volta stata contagiata.

Per certa politica che spiattella durante le passerelle o nei talk show la lotta alla criminalità, paradossalmente è poi inammissibile regolarizzare le droghe cosiddette leggere, quando ciò consentirebbe di concentrare un’aspra guerra normativa e penale verso quelle, così chiamate, pesanti e rispettivi spacciatori e organizzazioni. Sicché questa annosa ipocrisia partitica e specialmente senza alcuna alternativa concreta, continua (guarda caso) indirettamente ad alimentare da sempre il fai da te, il mercato nero, la delinquenza e specialmente le mafie, come pure le rispettive finanze di quest’ultima e quindi anche il conseguenziale potere dominante sociale, economico e politico.

Si deve anche supporre che c’è timore a regolarizzare le cosiddette droghe leggere, in quanto potrebbe svelarsi ufficialmente (ufficiosamente è risaputo quanto eluso) che in questa Nazione (sia nel sistema pubblico-politico-giuridico-burocratico-professionale e dagli scranni più alti all’ultimo sgabello dello Stato, Regioni, Enti, Comuni e con rispettive propaggini nonché nella blasonata supposta società civile) gira e si consuma parecchia droga, alcol, anabolizzanti e psicofarmaci (poi ci si chiede perché questa Italia lentamente scivola innanzitutto in modo mentale verso il precipizio). E purtroppo le nuove generazioni non possono che ulteriormente emulare gli esempi bigotti e mistificatori degli adulti peggiorando nel tempo la situazione.

Come anche lo sappiamo tutti, seppure dissimuliamo e fuorviamo, che le cosiddette ‘case d’appuntamento’, specialmente di donne e uomini irregolari assoggettati e controllati dalla criminalità organizzata o locale, hanno risaputamente funzionato fino a qualche giorno prima del Dpcm, a cominciare dal Nord Italia dove l’epidemia guarda caso è deflagrata. C’erano notoriamente le file di figli, padri e nonni, dietro le cosiddette ‘abitazioni di tolleranza’ anche quando l’Informazione già diceva del coronavirus.

Se la prostituzione fosse stata invece regolarizzata sotto tutti i profili, legali, fiscali e sanitari, togliendola dalle grinfie e dai guadagni delle mafie nonché dalle mazzette diffuse ad amministratori e polizie varie e municipali, avendo anche la forzosa attenzione che non si svolgesse più accanto alle scuole, nei condomini o appartamenti privati, probabilmente non avremmo avuto una così tale deflagrazione di Covid-19. Ma questa è l’Italia dei (falsi) moralisti e di coloro che si battono il petto di giorno e poi battono altro di notte.

Mi augurerei che almeno serva da lezione questa drammatica situazione. Ma ho dei dubbi in questa Penisola. In Italia da sempre, la destra fa del proibizionismo una propria bandiera elettorale, anche se poi a gestirlo nel sottobosco è palesemente la criminalità organizzata e, non si esclude, anzi si dice sia così, con anche la compiacenza di tanti di destra che ci lucrano e ne beneficiano con protezione e altro. La sinistra invece non affronterebbe il problema regolarizzazione poiché centinaia di irregolari che ingrossano le fila delle criminalità comune vivono di spaccio e prostituzione, mentre parallelamente, molte associazioni attraverso l’assistenzialismo a questo complesso sistema dello spaccio e della prostituzione, traggono benefici finanziari e i rispettivi cosiddetti volontari rappresentano pure un bacino elettorale. A proposito anche se si è irregolari e pure se prostitute, si ha diritto all’assistenza sanitaria e controlli saltuari, seppure poi i benefici se li prende la criminalità organizzata. Ma allora perché a questo punto non si regolarizza !

In questa Nazione siamo in generale come chiusi da sempre in un labirinto culturale-politico, dal quale non riusciamo ad uscirne e così neppure ipotizziamo possa esistere dell’altro oltre il nostro mentale limite visivo. Ma così si rischia di andare a sbattere, nella vita individuale come maggiormente in quella collettiva e tanto più nelle situazioni di emergenza.

Sebastiano Adduso

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments