Animali, chi li maltratta è pericoloso anche per l’essere umano ?

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animali maltrattati come il cane trascinato da un’auto fino ad ucciderlo

L’ultimo caso di maltrattamento animali è di un cane trascinato da un’auto uccidendolo (1ª parte: il fatto – 2ª parte: domande e risposte).

1ª parte – il caso di qualche giorno addietro:

È stato identificato e denunciato il proprietario della Dacia bianca che ha trascinato per chilometri il suo cane, legato ad una catena alla parte posteriore del veicolo, causandone la morte. Una scena raccapricciante quella raccontata da un cittadino, da cui è partita la segnalazione.

Il fatto sarebbe accaduto nel tardo pomeriggio del 7 maggio. il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, sarebbe stato contattato da un giovane del posto che, mentre faceva attività sportiva in sella alla sua bicicletta da corsa, in una stradina di campagna aveva notato una macchina che trascinava un cane legato al paraurti per le zampe anteriori.

Anche un automobilista che si trovava sul luogo, una volta notata la scena, avrebbe iniziato a suonare insistentemente il clacson per far fermare l’uomo alla guida dell’auto, un pensione di Priolo. A.R di 69 anni, che al contrario, avrebbe ulteriormente accelerato percorrendo altri 500 metri a velocità ancor più sostenuta. Il cane, intanto, veniva trascinato. Fermata la corsa, l’uomo avrebbe dopo preso l’animale, ormai immobile, lanciandolo in mezzo alla campagna circostante.

Nel frattempo i Carabinieri allertati si erano immediatamente messi alla ricerca della vettura e l’hanno rintracciata poco dopo, identificandone il conducente e ritrovando anche il cane, che purtroppo, malgrado le immediate cure prestate da personale veterinario, è deceduto nello stesso pomeriggio.

Della vicenda si sono occupati anche i volontari dell’Oipa (L’Organizzazione Internazionale Protezione Animali nata nel 1981 con sede centrale internazionale in Svizzera, costituita in federazione internazionali di associazioni animaliste e protezioniste).

Sulla aberrante fatto è intervenuto anche Ceriello, segretario del Partito Animalista Italiano “Adesso basta o con il rispetto per gli animali o contro –sono anni che la politica promette di attuare vere pene per chi sevizia e uccide animali, ma questa valgono solo per le campagne elettorali”.

Il Partito animalista europeo, invece, con una nota formale al comando di Priolo e tenendo conto che dalla foto che circola in rete nella quale si evincerebbe la presenza di altro animale all’interno dell’autovettura, “e che quindi l’autore del barbaro gesto – dice il capo della segreteria nazionale Enrico Rizzi – risulterebbe essere in possesso di altri animali, considerato il rischio di reiterazione del reato, si richiede voler avviare urgente accertamento di P.G. presso l’abitazione del responsabile del reato al fine di disporre il sequestro preventivo degli altri animali nella di lui disponibilità ai sensi dell’art. 321 c.p.p. dandone tempestiva comunicazione al Pubblico Ministero di turno“.

Il deputato regionale dei Cinque Stelle Antonio De Luca, sulla sua pagina Facebook, nel pubblicare la foto del cane ormai esamine legato all’auto e trascinato sull’asfalto, ha scritto “È successo oggi a Priolo. Non consola il fatto che questo subumano sia stato rintracciato e denunciato. La giustizia terrena farà il suo corso, ma non esistono pene per punire tanta gratuita crudeltà”.

“Siamo inorriditi – hanno affermato Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza Popolare Ecologista e Ilaria Fagotto, presidente della Lega Antispecista Italiana – davanti a tanta crudeltà. È inaccettabile che simili episodi possano essere tollerati. Auspichiamo una intensificazione dei controlli sul territorio finalizzata a prevenire maltrattamenti degli animali e nuovi abbandoni di animali d’affezione. Ci costituiremo parte civile per assicurarci che questa vittima indifesa abbia giustizia”.

L’animale sarebbe stato ridotto in brandelli, secondo il racconto dell’Oipa, una situazione che anche il veterinario coinvolto avrebbe definito mai vista prima. Zampe fratturate, come la mandibola, ossa abrase. Il cane è morto dopo due ore. La foto dell’auto che trascina il cane fino ad ucciderlo ha fatto rapidamente il giro del web, scatenando sdegno e ira in tanti.

Il cane, stando a quanto dichiarato dai Carabinieri, non sarebbe stato di proprietà del guidatore dell’auto bensì randagio. Pertanto al momento non si esclude che il gesto sia stato motivato da mera crudeltà. L’uomo è stato anche sanzionato per aver violato la normativa anti-Covid, avendo circolato senza giustificato motivo, oltre che deferito all’autorità giudiziaria. Che ci si augura faccia in fretta e piena luce su questa terribile vicenda e nel caso di condanna questa sia esemplare.

Sull’accaduto sono anche intervenuti gli avvocati del presunto responsabile: Donata Posante e Graziella Vella “Si tratta di un evento che per, quanto ragionevolmente impressionante anche per le tristissime immagini diffuse sul web – spiegano – non è stato volontariamente posto in essere dal nostro assistito. Il cane infatti non è come è dato leggersi su alcuni articoli di stampa un cane randagio ma era accudito da circa quindici anni dall’odierno indagato nella propria campagna. Ieri, dopo essersi fermato di ritorno da una passeggiata fatta con il proprio animale nei pressi della proprietà, il nostro assistito al fine di evitare che l’animale, oramai anziano, si allontanasse senza riuscire a trovare la strada di casa – come avvenuto in qualche occasione in passato – lo ha ancorato per brevi minuti alla propria autovettura”.

2ª parte – Chi maltratta gli animali è pericoloso anche per l’essere umano ?

Il secolare maltrattamento nei confronti degli animali è stato conosciuto e in parte consapevolizzato dall’opinione pubblica, solo in questo 21° secolo con l’avvento dei social. Infatti i filmati postati da comuni cittadini e associazioni animaliste hanno messo in luce in tutto il mondo e persino nelle nostre cosiddette civiltà occidentali, tante cavernicole tradizioni, riti, malvagità, sofferenze, allevamenti dell’orrore e macellazioni dolorose in danno degli animali, denunciando condizioni indicibili che in buona parte erano sempre rimaste note a pochi addetti e partecipanti.

Secondo recenti valutazioni psicologiche, se da una parte la violenza e la mancanza di rispetto nei riguardi degli animali solitamente deriva da un contesto familiare in cui il bambino è cresciuto imparando solo il linguaggio della violenza, dall’altra, stando ad alcuni recenti studi, è stato evidenziato nel profilo psicologico del serial killer, il nesso con la crudeltà verso gli animali e/o altre persone. Un legame che è stato inserito nella lista dei segni premonitori della persona disturbata.

Secondo una ricerca citata nel saggio “Inquietudine Omicida”, edito Phoenix, è emerso che nel 36% dei casi di assassini seriali vi sono dei segni di crudeltà verso gli animali durante l’infanzia. Una percentuale che raggiunge il 46% durante l’adolescenza. Ecco perché molti esperti suggeriscono di controllare la violenza dei bambini nei riguardi degli animali, indice non solo l’assenza di empatia, ovvero quella facoltà per cui si è sensibili alle altre persone, ma anche disturbi nelle relazioni sociali e della personalità.

Nel libro citato, ci si domanda chi è davvero il serial killer? Quali sono i suoi processi mentali, i meccanismi del suo agire? Quali affinità guidano il suo comportamento, diviso tra l’abisso dell’irrazionalità più ardita e l’impulso calcolato a nascondere le conseguenze dei propri atti? Può una persona “sana” nascondere in sé un’identità di omicida seriale? Fondandosi sulle conoscenze della criminologia e delle scienze umane, riorganizzando e ricostruendo le vicende di alcune delle più crudeli figure della storia, vengono suggerite le risposte a tali interrogativi sotto forma di un’analisi approfondita del fenomeno serial killer, esplorato con competenza da un noto criminologo e un esperto di comunicazione.

Da uno studio del CNR, in Italia il 16,7% dei ragazzi di età compresa tra i 9 e 18 anni ha ammesso di aver compiuto atti di violenza su animali una volta nella vita. Tra i motivi, uno su cinque ha dichiarato che si trattava di un semplice desiderio di divertimento. Elementi che secondo i ricercatori, i bambini e gli adolescenti crudeli verso gli animali hanno una maggiore probabilità, (una su tre), di manifestare in età adulta comportamenti feroci e pericolosi. Alcuni bambini e adolescenti italiani hanno, ad esempio, un concetto allargato di violenza nei confronti degli animali; questo concetto include infatti non solo comportamenti socialmente non accettati, ma anche comportamenti socialmente accettati che comunque procurano danno e sofferenza agli animali.

I maschi (23.78%) manifestano più delle femmine (9.72%) atteggiamenti violenti verso gli animali; circa il 90% ne possiede o ne ha posseduto uno, anche se per un periodo breve, e un buon 80% si dichiara molto affezionato ai propri animali. Sono questi alcuni dei risultati emersi dalla ricerca sugli atteggiamenti e i comportamenti dei bambini e degli adolescenti (9-18 anni) nei riguardi degli animali, che l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr ha svolto con il professor Frank R. Ascione della Utah State University e con la collaborazione dell’Ufficio Diritti Animali del Comune di Roma.

Il Ministero della difesa evidenzia come sia la famiglia è il luogo in cui normalmente cresce l’essere umano, dove si apprendono certi comportamenti e crescono e maturano le emozioni e i sentimenti che caratterizzeranno la personalità del fanciullo. Lo sviluppo del carattere e le scelte di vita, sono influenzate da fattori ambientali e culturali. Se all’interno del nucleo famigliare appare normale maltrattare e malmenare gli altri e in particolare gli animali, con molta probabilità questo atteggiamento verrà emulato e fatto proprio dal bambino che lo recepirà come un comportamento corretto, ripetendolo in seguito all’esterno. Secondo uno studio del CNR in Italia il 16.7% dei ragazzi in età compresa tra i 9 e i 18 anni ha ammesso di aver compiuto atti di violenza su animali, almeno una volta nella vita.

In merito, sulla pagina dello stesso Ministero, sono state poste delle domande alla Dr.ssa Flaminia Bolzan Mariotti Posocco, Psicologa e Criminologa, dopo avere citato altri casi di gravi maltrattamenti sugli animali, quale: la tartaruga legata ad un sasso di cemento e lasciata morire a Taranto e un cigno ucciso a sassate da tre studenti sul Lago di Garda e così via, tutti episodi di violenza che sono stati tra l’altro commessi da giovanissimi.

Da cosa pertanto deriva tanta crudeltà ?

L’origine del comportamento violento nei confronti degli animali non è sempre riconducibile ad un fattore univoco, tale condotta può manifestarsi infatti attraverso varie modalità, attive e passive (va ricordato che anche l’incuria o l’abbandono sono forme di violenza, seppur percepite socialmente come “meno gravi” rispetto al maltrattamento vero e proprio) e l’eziologia può rimandare a problematiche di ordine psicologica, ma anche sociale.

Non dobbiamo dimenticare come talvolta il disagio familiare o scolastico, possa essere fonte di condotte aggressive verso coloro (gli animali in questo caso) che vengono percepiti come “più deboli”.

“Era solo un gioco!”. Questa è anche una recente frase ricorrente con la quale i giovani si giustificano dopo aver commesso questi atti crudeli. È possibile che i nostri ragazzi abbiano in qualche modo scambiato la realtà virtuale dei video giochi, con la vita reale e che quindi la violenza corrisponda ad un gioco e la vita abbia per loro poca importanza?

Ci sono diversi studi che evidenziano come la rete in generale e la realtà virtuale dei videogiochi possano influenzare la percezione dei giovani rispetto alle varie forme di violenza agita, desensibilizzandoli rispetto a questa e in un certo senso deresponsabilizzandoli. Sono meccanismi che non permettono ai ragazzi di sperimentare l’empatia nei confronti dell’altro e per “altro” ovviamente intendiamo anche gli animali. Il gioco spesso non assolve la sua funzione educativa e contribuisce a sviluppare nei ragazzi quelle forme di aggressività che nel reale divengono profondamente disadattive.

Sono molti i filmati che girano sul web di ragazzi che uccidono cuccioli senza pietà, atteggiandosi ad eroi vittoriosi. Sembra una sorta di autoaffermazione. Esiste un legame tra i maltrattamenti sugli animali ed eventuale violenza domestica?

La violenza su animali più in generale è senza età, spesso anche parte integrante di altri crimini; non è infrequente, infatti, che partner violenti si trovino a minacciare la loro compagna o ad aggredire il suo animale domestico, utilizzando questo metodo per indurla a non abbandonare il tetto coniugale. È un fenomeno che negli Usa si verifica tra il 25% e il 50 % dei casi, mentre in Italia si sale al 65% dei casi. Va, inoltre, ricordato come la violenza nei confronti degli animali durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, specie quando tali azioni si palesano come agiti connotati da particolare crudeltà, sia un segnale cui prestare particolare attenzione perché annoverabile tra gli “indicatori” e tra i fattori di rischio per un potenziale sviluppo di successive condotte criminali.

Chi è spietato con gli animali può esserlo anche con gli uomini?


La letteratura scientifica sottolinea come la violenza nei confronti degli animali possa essere ricondotta ad una potenziale situazione patogena, partendo quindi da questo assunto e dai tanti dati in nostro possesso, compresi quelli che sono stati raccolti dall’Associazione Link Italia attraverso interviste sottoposte a 537 detenuti nelle carceri italiane per delineare il profilo zooantropologico comportamentale e criminale del maltrattatore e/o uccisore di animali, possiamo affermare con buona certezza che è molto probabile che coloro che usano comportamenti violenti sugli animali mettano in atto le medesime modalità anche con gli esseri umani. In particolare è stato dimostrato proprio attraverso la ricerca sopra citata che il 71% di coloro che avevano commesso reati a sfondo sessuale avevano maltrattato o seviziato animali, anche da adulto.

La nostra società dovrebbe educare all’amore per gli animali. Cosa si potrebbe fare di più?

La priorità della nostra società dovrebbe essere quella di “educare” in generale, utilizzando delle modalità pedagogiche che favoriscano la riflessione e lo sviluppo dell’empatia nelle persone. Educare al rispetto dell’altro significa garantire ai nostri ragazzi la possibilità di avere buone relazioni e “l’altro”, come dicevamo prima, non è solo l’umano, ma anche l’animale o la natura. Servono iniziative che coinvolgano la collettività, servono nuove forme di mediazione pedagogica che permettano ai ragazzi e agli adulti di dialogare e di confrontarsi, servono professionisti competenti e soprattutto serve individuare le “buone prassi” già esistenti per implementarle e migliorarle sempre. Insomma, dobbiamo darci da fare, tutti!

Sebastiano Adduso

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